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 Un invito a riflettere su qualcosa "fuori moda"...

 La paura del nuovo ci rende prigionieri di realtà che sono imperfette,

stagnanti, su sponde di vita mediocre.

 Paura che fa nascere indifferenza, che partorisce tiepidezza,

che svuota la vita del midollo che ti tiene in piedi.
Il largo fa spavento alla mente oziosa e chi vive nella comodità ne ha terrore.
Dobbiamo tornare a navigare con il coraggio di smarrirci

e poi ritrovare la meta,

raccapezzarci per non smarrirci di nuovo,

attrezzarci sulla barca della più spaventosa libertà

che rasenta il perdersi continuamente,

in porti di mare dalle mille contraddizioni.

Prendere il largo, per diventare capaci di andare fuori

da noi stessi e, nello stesso tempo,

rientrare dentro di noi e misurarci.
Prendere il largo, per non portare la nostra bravura,

ma "ciò che trabocca dal bicchiere pieno". 

Prendere il largo, con la fatica di "partorire

una parola di salvezza" e dover gestire la complessità. 

Prendere il largo, consapevoli che, in viaggio,

l'inatteso è sempre dietro l'angolo e che il non crederci

ha il potere di farci trovare impreparati quando arriva. 

Citando Kant, Roberto Benigni esclamava: vorrei avere

il "cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".

Non si riesce a vivere senza obiettivi, senza mète, o sogni.

Ognuno ne possiede, in modo evidente o meno, uno dentro di sé.

Il problema è quando ogni piccolo obiettivo o sogno o mèta,

non lo si colloca in un sogno più grande che costantemente

faccia compagnia al tuo cuore e ti gridi dentro.

 

C’era una volta un vecchio pellegrino che camminava

inesorabile verso la sua meta lontana.

Nell’ultimo tratto del suo cammino venne sorpreso

da una tempesta che lo costrinse a cercare rifugio in una locanda.

Conoscendo il desiderio che portava in cuore di raggiungere la meta,

il locandiere gli domandò:

“Come farai adesso che il tempo cattivo non ti permette di raggiungere la meta?”

Con tranquillità il vecchio pellegrino rispose:

“Non importa, il mio cuore è già là. Non sarà difficile per il resto di me raggiungerlo”.

 

La nostra ricerca è sempre qualcosa che sta laggiù, sull’altra sponda,

in lontananza coperta dal tempo e da lunghi sforzi.

Non si diventa uomini che superandosi.

L’obiettivo ti dà il viaggio, senza questo obiettivo mai ti saresti messo in viaggio,

e quello che c’è nel mezzo del tuo viaggio, in occasioni e incontri, chiarisce l’obiettivo.

 

 
ciao
Secondo te, di che qualità dovrebbe essere fornito un cercatore per raggiungere la sua mèta? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza? Cosa vorresti dire a proposito di quanto letto e dell’immagine?
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